Dal 2 settembre scorso la nave da ricerca russa Professor Molchanov è bloccata nel porto di Barentsburg, alle Svalbard, per un sequestro conservativo disposto su richiesta di Naftogaz. L’avv. Enrico Vergani, director di Campbell Johnston Clark, ne analizza i nodi giuridici, dal Trattato del 1920 all’immunità statale, dal recupero del credito al rientro dei 69 cittadini russi a bordo.

Il sequestro della Professor Molchanov

Dal 2 settembre scorso la Professor Molchanov, nave da ricerca russa di proprietà di Rosgidromet che dal giugno 2025 svolge anche un servizio regolare tra Murmansk e Barentsburg, non può lasciare il porto di quest’ultima. Il sequestro, disposto su richiesta del gigante energetico ucraino Naftogaz dal tribunale distrettuale norvegese di Nord-Troms e Senja, ha natura cautelare e Mosca potrà chiedere allo stesso tribunale di riesaminarlo.

Per capire che cosa possa reggere e che cosa no di quel provvedimento, abbiamo chiesto un parere all’avvocato Enrico Vergani, director di Campbell Johnston Clark, boutique internazionale specializzata in diritto marittimo con sede a Londra. Il punto di partenza è una distinzione che chi fa questo mestiere dà per scontata: “ottenere il riconoscimento di un lodo arbitrale da miliardi di dollari è una cosa”, osserva Vergani. “Riuscire a incassare i denari è tutt’altra“.

Il Trattato del 1920 e la giurisdizione norvegese

Il primo interrogativo riguarda il Trattato del 1920, che garantisce anche ai cittadini russi diritti di residenza e di attività economica sull’arcipelago. Secondo l’avv. Vergani, questo diritto di presenza non si traduce in alcuna forma di protezione per la nave, nel caso di specie: “il Trattato delle Svalbard garantisce alla Russia il diritto di essere presente nell’arcipelago, non quello di sottrarre le proprie navi alla giustizia norvegese. È questa la distinzione fondamentale. Il Trattato del 1920 riconosce la piena sovranità della Norvegia sulle Svalbard, ma garantisce ai cittadini e alle navi degli Stati firmatari pari libertà di accesso e di esercizio delle attività economiche. Questo significa che Oslo non può discriminare una nave semplicemente perché russa. Ma se quella nave diventa oggetto di un provvedimento giudiziario, il Trattato non le offre uno scudo particolare. Del resto, lo stesso articolo 3 del Trattato subordina l’esercizio di queste libertà al rispetto delle leggi e dei regolamenti norvegesi”.

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L’avvocato Enrico Vergani copre tutti gli aspetti del diritto marittimo, compreso il sequestro di navi, nonché questioni societarie e finanziarie nel settore marittimo e della logistica.

Ne consegue che il nodo della questione non è il diritto della nave di trovarsi a Barentsburg, ma la possibilità di aggredirla e per l’avv. Vergani è qui che entra in gioco l’immunità statale: “la vera questione, quindi, non riguarda il diritto della Professor Molchanov di trovarsi alle Svalbard, ma la possibilità di sequestrarla per soddisfare un credito nei confronti della Federazione Russa. Qui entra in gioco un principio diverso, quello dell’immunità statale, il quale non è stato applicato al caso della Professor Molchanov poiché utilizzata per scopi commerciali e non governativi“.

Secondo quanto riportato, il tribunale avrebbe infatti scritto nel provvedimento che la nave non operava come nave scientifica governativa, ma come nave da crociera commerciale. Questo la distingue dai beni al centro del caso Yukos: pochi mesi prima, lo stesso tribunale aveva negato a quel creditore la possibilità di rivalersi su alcune proprietà russe alle Svalbard, ritenendole protette dall’immunità statale in quanto beni culturali.

Per Vergani, il confronto è “forse l’aspetto giuridicamente più interessante dell’intera vicenda” e il punto di svolta sta in una caratteristica della nave: “la Professor Molchanov presenta invece una caratteristica decisiva: pur appartenendo alla Federazione Russa, viene impiegata anche per crociere commerciali, comprese quelle dirette alle Svalbard. Il diritto internazionale non considera tutti i beni pubblici allo stesso modo. Un immobile destinato alla conservazione del patrimonio culturale e una nave utilizzata per attività commerciali possono ricevere trattamenti molto diversi”.

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La Professor Molchanov durante la navigazione alle Svalbard la scorsa primavera. Foto di Stanislav Schubert

Il lodo arbitrale e le sanzioni

Il secondo interrogativo riguarda le sanzioni internazionali contro Mosca e l’eventuale ruolo che hanno avuto nel rendere aggredibile proprio questa nave. L’avv. Vergani invita a non sovrastimarlo: “quanto alle sanzioni, eviterei di attribuire loro un ruolo determinante. Il sequestro non discende dal fatto che la Russia è sottoposta a misure restrittive internazionali, ma da un credito derivante da un lodo arbitrale già riconosciuto come esecutivo in Norvegia. Occorre inoltre ricordare che questa controversia precede di molti anni l’invasione su vasta scala dell’Ucraina del 2022: nasce dall’espropriazione degli investimenti di Naftogaz in Crimea, risalente al 2014, ed è stata portata davanti a un tribunale arbitrale internazionale già nel 2016. Non sarebbe quindi corretto interpretare il sequestro come una conseguenza delle sanzioni adottate dopo il 2022“.

Ottenuto il lodo, resta da trasformarlo in denaro e quando il debitore è uno Stato il problema cambia natura. Vergani lo descrive così: “Naftogaz dispone di un credito nei confronti della Federazione Russa derivante dall’espropriazione dei propri investimenti in Crimea. Ma quando il debitore è uno Stato sovrano, il recupero del credito si trasforma in una vera e propria caccia internazionale ai beni. È quello che nel settore viene spesso chiamato asset hunting. Si comincia cercando di individuare beni riconducibili al debitore: immobili, partecipazioni societarie, conti bancari all’estero e… anche imbarcazioni.”

Il recupero del credito

“Trovato un bene potenzialmente aggredibile, bisogna poi dimostrare che appartenga effettivamente al debitore e, soprattutto, che non sia protetto da state immunity (l’immunità statale è il principio di diritto internazionale per cui uno Stato non può essere citato in giudizio davanti ai tribunali di un altro Stato, né i suoi beni possono essere sequestrati o venduti per soddisfare un creditore. Non è però assoluta: secondo la dottrina cosiddetta “ristretta”, oggi prevalente, non copre i beni impiegati per attività commerciali anziché per funzioni pubbliche, ndr). Nel caso di un sequestro entra poi in gioco un fattore decisivo e ricorrente nel nostro mestiere: il tempo. Un’imbarcazione può attraversare diverse giurisdizioni nell’arco di pochi giorni. Non si ha mai la certezza di quanto tempo resterà nel porto in cui è approdata”.

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Foto di Stanislav Schubert

Nel caso della Professor Molchanov il fattore tempo è stato gestito ed in ultimo governato con una lunga preparazione. L’avv. Vergani richiama le dichiarazioni rese a Reuters da Clovis Trevino, partner di Covington & Burling, secondo cui lo studio americano ed i loro corrispondenti norvegesi Wikborg Rein monitoravano da mesi il segnale AIS della nave con frequenza pressoché quotidiana e osserva che nulla di tutto ciò è insolito: “sono operazioni che noi marittimisti conosciamo bene e rappresentano la prassi in situazioni del genere. A quel punto inizia la parte più complessa: coordinarsi con gli avvocati partner che operano nella giurisdizione in cui la nave approderà in modo da attivare la procedura giudiziaria nel momento opportuno. Nel caso della Professor Molchanov il Tribunale è stato informato addirittura prima che la nave entrasse nelle acque territoriali norvegesi. È interessante notare che la liceità di un ricorso per sequestro circa una nave che ancora non si trova nella giurisdizione target è oggetto di vivo dibattito anche in Italia”.

Il sequestro, però, non è il traguardo. L’avv. Vergani avverte che “il sequestro costituisce soltanto una fase della procedura. Il provvedimento non equivale a un accertamento definitivo della possibilità di procedere alla vendita forzata della nave. La Federazione Russa può contestare la misura nelle forme previste dall’ordinamento applicabile, sollevando anche le questioni relative all’immunità statale. Ed è proprio in questa fase che il confronto giuridico potrebbe farsi particolarmente interessante: il diritto internazionale, infatti, distingue nettamente tra il riconoscimento di un credito contro uno Stato sovrano e la possibilità di aggredirne concretamente il patrimonio”.

Equipaggio e passeggeri

Resta da analizzare la sorte di chi si trovava a bordo. Per Vergani, “quando si sequestra una nave, si immobilizza un bene, non le persone che si trovano a bordo. Il diritto internazionale impone infatti di distinguere nettamente le sorti dell’imbarcazione da quelle dell’equipaggio e dei passeggeri. Per i marittimi, la Maritime Labour Convention del 2006, ratificata sia dalla Russia sia dalla Norvegia, prevede specifiche garanzie in materia di rimpatrio e impone agli Stati contraenti di facilitarne il rientro nelle circostanze previste dalla Convenzione. Nessuno strumento di diritto internazionale uniforme specifico del diritto marittimo si applica invece al rimpatrio dei passeggeri di una nave da crociera sequestrata”.

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La vecchia sede dell’autorità portuale di Barentsburg è il primo edificio che si incontra all’approdo nell’insediamento russo alle Svalbard. Foto © Osservatorio Artico

I passeggeri, spiega, possono comunque appellarsi alle garanzie fondamentali della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che “si applicano anche ai cittadini russi presenti sul territorio norvegese, indipendentemente dalle tensioni diplomatiche tra i due Paesi, ma dall’esame delle disposizioni della Convenzione non emergono obbligazioni dirette di rimpatrio a carico del Paese in cui è stato autorizzato il sequestro della nave”. Ne trae una conclusione precisa: “il sequestro di una nave passeggeri, dunque, non comporta automaticamente l’obbligo per lo Stato (in questo caso la Norvegia) di organizzare e finanziare il rimpatrio di tutte le persone presenti a bordo. Nel caso della Professor Molchanov, le autorità norvegesi hanno collaborato con Trust Arktikugol (la società mineraria russa che gestisce gli insediamenti alle Svalbard) per gestire la situazione, facilitando il successivo rientro dei 69 cittadini russi, tra passeggeri e membri dell’equipaggio”.

Quanto a una regia politica dietro quel rientro, l’avv. Vergani non si sbilancia: “è stata una scelta politica per allentare le tensioni? Non abbiamo elementi sufficienti per attribuire al governo norvegese questa precisa intenzione. In ogni caso è stato un efficiente approccio sotto il profilo umanitario e della gestione dell’emergenza”.

Un segnale per tutti

Che cosa significa il caso della Professor Molchanov per le altre flotte statali? Non si tratta di un monito generico, ma di una questione pratica: se una nave di Stato che oltre alla missione pubblica trasporta a pagamento merci, tecnici o scienziati rischi di essere sequestrata, nei porti di Paesi terzi, per i debiti dello Stato di bandiera. L’avv. Vergani esclude ogni automatismo: “non parlerei di un rischio automatico. Il caso della Professor Molchanov rappresenta però un segnale importante per tutti gli Stati, e non solo la Federazione Russa, che utilizzano le proprie flotte anche per scopi commerciali. Pensiamo proprio a una nave scientifica. Se viene impiegata esclusivamente per una missione oceanografica governativa (come peraltro era originariamente impiegata la Professor Molchanov, prima di essere convertita a nave passeggeri), si pone in una posizione diversa rispetto a una nave che, oltre alle attività di ricerca, viene utilizzata per organizzare crociere turistiche”.

Le risposte dell’avv. Vergani indicano il criterio su cui, sul piano giuridico, si gioca la partita: non la bandiera della nave, né il diritto di presenza garantito dal Trattato, ma l’uso che ne viene fatto. Se il tribunale confermerà che la Professor Molchanov operava come nave commerciale, il sequestro potrà riguardare le sole navi che, come questa, affiancano alla missione pubblica un’attività a pagamento; se il riesame ribalterà quella qualificazione, il caso resterà un episodio isolato.

Il diritto non risolve, però, l’altra questione. Per Naftogaz la Professor Molchanov è un bene su cui rivalersi di un credito da miliardi; per Mosca, che ha parlato di “pirateria” e di “terrorismo di Stato”, è un nuovo fronte di contenimento aperto nell’Artico. Il tribunale potrà dire se la nave è aggredibile ma non quale delle due letture prevarrà.

Tommaso Bontempi

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Autore

  • Dottore in Relazioni Internazionali Comparate, laureato presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Sono appassionato di tutto ciò che riguarda l’Europa orientale, dalla storia alla cultura alle lingue. La mia vita si svolge tra l’Italia e la Russia.

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