La prima nave a propulsione nucleare civile al mondo è oggi un museo galleggiante ormeggiato a Murmansk. Storia, dati tecnici e visita a bordo della nave che ha reso l’Artico navigabile tutto l’anno. Terza puntata del reportage del nostro inviato Tommaso Bontempi.
La prima rompighiaccio a propulsione nucleare
Nel 1959, mentre la Guerra Fredda era al suo apice, l’Unione Sovietica varava una nave che non aveva precedenti nella storia della navigazione. La rompighiaccio Lenin era la prima imbarcazione a propulsione nucleare civile al mondo. Non un sottomarino militare o un esperimento di laboratorio, ma una nave da lavoro progettata per consentire la navigazione delle rotte artiche tutto l’anno, portare rifornimenti alle stazioni polari e tenere aperto il passaggio lungo la costa settentrionale sovietica. A modo suo, la Lenin trasformava una volta per tutte l’Artico da un mero confine da difendere a una vera e propria risorsa da sfruttare.

La lunga storia della Lenin
Varata il 5 dicembre 1957 nei cantieri navali di Leningrado ed entrata in servizio il 3 dicembre 1959, la rompighiaccio Lenin fu il prodotto di una necessità precisa. Le rompighiaccio diesel-elettriche esistenti non avevano infatti né l’autonomia né la potenza necessarie per garantire lo sfruttamento continuativo della Rotta marittima settentrionale, che offriva il collegamento più breve tra la Russia europea e l’Estremo Oriente sovietico. La soluzione fu quindi il nucleare: la Lenin misura 134 metri di lunghezza e 27,6 di larghezza, con un dislocamento complessivo di 16.000 tonnellate. Era equipaggiata inizialmente con tre reattori OK-150 da 90 MW ciascuno, per una potenza complessiva di 44.000 cavalli.
Quella della Lenin non fu una storia priva di incidenti: nel febbraio 1965, infatti, si verificò un grave malfunzionamento all’impianto di raffreddamento del secondo reattore che richiese due anni di riparazioni. Poco dopo la ripresa del servizio, nel 1967, si verificò un secondo guasto, che portò alla sostituzione completa dei tre reattori originali con due nuovi OK-900 da 171 MW ciascuno, gli stessi che, ancora oggi, propellono le rompighiaccio di classe Arktika come la 50 Let Pobedy.

Nel corso dei suoi trent’anni di servizio “attivo”, la Lenin percorse oltre 654.000 miglia nautiche e scortò più di 3700 navi lungo la Rotta marittima settentrionale. Ma il suo ruolo non fu solo logistico. La Lenin era anche, infatti, un presidio umano in uno degli ambienti più inospitali del pianeta. A bordo era presente un ospedale completo, con tanto di sala chirurgica, gabinetto dentistico, sala radiologica, ambulatori e personale medico, che era regolarmente utilizzato per prestare soccorso alle comunità indigene sparse lungo le coste artiche, raggiungibili solo via mare e solo con una nave capace di attraversare il ghiaccio. Era, quindi, un ospedale galleggiante che si muoveva con facilità dove nessun altro poteva arrivare.


Nel 1989, dopo trent’anni esatti di onorato servizio, la Lenin dovette infine essere ritirata dalla flotta operativa. Ma non fu demolita.
La visita alla nave
Ancora oggi, infatti, la Lenin è iscritta nel registro della flotta di Rosatomflot come nave museo. La nave ha ancora un capitano e un equipaggio, che si prendono cura di ogni suo compartimento e organizzano le visite guidate a bordo. La Lenin non è un relitto da esporre ma una nave che continua a esistere come tale, con tutto ciò che questo comporta in termini di manutenzione, responsabilità e identità. Quando era in servizio attivo, nei suoi primi anni, la nave richiedeva un equipaggio di 243 persone. Dopo la sostituzione dei reattori con i più moderni OK-900, fu possibile ridurne il numero a 151. Ma ancora oggi, a bordo di una nave che non si muoverà mai più, lavorano decine di persone.


La visita guidata porta a esplorare quasi ogni angolo della nave. Si comincia dagli spazi di vita: i corridoi stretti e verdi, gli alloggi dei marinai, essenziali ma dignitosi, e quelli degli ufficiali, più spaziosi. La mensa dell’equipaggio contrasta con il salottino riservato agli ufficiali, che conserva ancora l’arredo originale con tanto di pianoforte. La Lenin era progettata per missioni lunghissime, mesi di navigazione continua nell’Artico e la vita a bordo doveva essere, per quanto possibile, una vita vera.
Il cuore della visita, nonché l’aspetto che mi ha più appassionato, è la sala di controllo del reattore: quadri pieni di spie luminose e leve. La strumentazione originale è ancora intatta. Al reattore vero e proprio si accede solo visivamente, attraverso vetri schermati da una postazione sopraelevata. La visita si conclude sulla plancia di comando, i cui vetri si affacciano non sulla baia ma sulla città. Un dettaglio, questo, che racconta ancora qualcosa: la Lenin guarda Murmansk, la città che l’ha accolta. Non il mare.

La nave dei record
La Lenin ha cambiato per sempre la geografia della navigazione artica. Prima del suo arrivo, la stagione di navigazione nella regione occidentale dell’Artico durava non più di tre mesi all’anno. Con la sua entrata in servizio quella finestra si poté allargare fino a undici mesi. E nella navigazione del 1977-1978 la Lenin fu la prima nave a propulsione nucleare a superare l’anno di attività ininterrotta: 390 giorni consecutivi senza rientrare in porto.
Ormeggiata presso la banchina della Stazione marittima di Murmansk, oggi la Lenin non va più da nessuna parte. Ma è a Murmansk che è tornata ogni volta, per trent’anni, ed è a Murmansk che è rimasta. La nave e la città hanno la stessa identità e raccontano la stessa storia, quella del porto artico più grande al mondo.
Tommaso Bontempi
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