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High North26, l’importanza di guardare il cielo

© Osservatorio Artico

I ghiacci non sono tutti uguali, e si muovono veloci. Per questo è necessario sapere al massimo possibile la loro conformazione, la velocità e la direzione. La tecnologia aiuta molto, ma non basta da sola.

Il passo dei satelliti

Location: oltre 79°N

Meteo: continuo alternarsi tra sole e nebbia

È mattina. È appena terminata la quotidiana riunione mattutina con il Capo Spedizione. Esco sui ponti scoperti. Guardo l’orizzonte, mosso da blande onde, mi volto e lo vedo: un blocco di ghiaccio di dimensioni notevoli, talmente vicino alla nave che quasi mi spavento. Non saprei nemmeno quantificare la sua grandezza. Dopo giorni e giorni di navigazione è difficile conservare dei solidi riferimenti dimensionali, come sulla terraferma. È solo mare, tutto mare: troppo vasto per la vista, ormai unicamente abituata a concepire le misure descritte dalle brevi distanze di bordo. È incredibile pensare a quanto la mente riesca a modificarsi e adattarsi alle circostanze anche solo in pochi giorni. 

A bordo di Nave Alliance sono presenti diverse strumentazioni il cui obiettivo è proprio quello di fornire informazioni tali da effettuare una navigazione in sicurezza, non perdendo mai la “misura”. Con questo si intendono strumenti come il radar, fondamentale ausilio alla condotta dell’unità, che permette di tradurre in miglia le distanze da diversi elementi d’interesse, quali il ghiaccio marino. Tuttavia, è bene citare anche altri protagonisti essenziali per la pianificazione delle attività di bordo: i satelliti.

ghiaccio marino
© Osservatorio Artico

“L’aspetto dell’analisi satellitare che trattiamo qui a bordo è essenziale per definire i confini del ghiaccio marino intorno a noi, ma non ci permette di comprenderne i movimenti. Abbiamo il radar, che è di grande supporto, ma questo va solo a coprire poche miglia nel nostro intorno: è invece molto importante avere una visione di insieme, così da compiere decisioni e pianificazioni davvero complete”, afferma il Dottor Roberto Nardini, esperto in remote sensing per l’Istituto Idrografico della Marina.

Le carte e le immagini

Mi mostra un primo prodotto, dove l’area coperta è di oltre 200 chilometri quadrati. Quella che vedo è un’immagine diversa da quelle a cui sono abituata da Google Earth, simili in forme e colori alla realtà che vedo tutti i giorni. Questa invece, mosaico di foto scattate tra le 5 e le 7 di questa mattina, si presenta in bianco e nero. “Diamo particolare attenzione, ad esempio, a peculiari conformazioni che la superfice dei ghiacci assume. Si tratta di vortici – descrizione morfologica –  generati dal comportamento delle correnti marine superficiali”. Il fenomeno è inoltre dettato da forti differenze di temperatura che portano a movimenti orari o antiorari del ghiaccio marino”, prosegue il Dott. Nardini. 

La posizione della linea del pack e i rischi che essa pone per la sicurezza di Nave Alliance, diventa perciò un fattore cruciale nella pianificazione dell’attività operativa. La navigazione è sempre pianificata e condotta in sicurezza, in acque libere dai ghiacci, ma in modo tale da garantire comunque le attività scientifiche di High North in prossimità di questi. Ciò permette di ridurre i rischi, rendendoli minimi. Tornando alle immagini satellitari che vengono utilizzate in campo marittimo, si parla in generale di due tipologie principali: i primi sono i prodotti multispettrali, le seconde invece sono sostanzialmente risposte radar

Come spiegato da Nardini, il quale sta concludendo un dottorato incentrato proprio sul remote sensing relativo al monitoraggio del ghiaccio marino, “Le immagini multispettrali lavorano principalmente nelle bande del visibile e dell’infrarosso. Spesso sono molto dettagliate”. Tuttavia, prosegue l’esperto, il problema dell’utilizzo di tali immagini è legato alle condizioni metereologiche in Artico. “Seppur qui a Nord si incrocino le orbite di molti satelliti, quantomeno tra quelli che forniscono prodotti open source, è difficile ottenere buone immagini a causa di nuvole e nebbia”.

I diversi satelliti a disposizione

I satelliti passivi, che elaborano immagini multispettrali, misurano infatti la riflessione delle onde elettromagnetiche del Sole sulla Terra, motivo per cui la presenza delle condizioni menzionate risulta un grande ostacolo. 

“Il Synthetic-Aperture Radar (SAR), invece, è una tecnologia in grado di fornire risposte radar che sfruttano satelliti attivi. Questi ultimi emettono energia su diverse bande e frequenze, analizzando poi la risposta che ricevono. I prodotti forniti sono in bianco e nero perché si basano sulla sola riflessione, motivo per cui il mare, assorbendo tutte le onde elettromagnetiche, risulta totalmente nero.” 

nave alliance
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Il passaggio finale, successivo all’acquisizione e lettura di queste “immagini” SAR, è quello di creare un collage, così da poter coprire aree di grandi dimensioni. Si riesce quindi ad ottenere una buona precisione geografica a supporto delle attività da svolgere, fornendo previsioni affidabili sullo spostamento del ghiaccio marino. 

Il sea ice cela nella sua bellezza molteplici rischi: il suo monitoraggio tramite immagini satellitari è essenziale per garantire la sicurezza della navigazione per Nave Alliance.

Pillola del giorno: “Mare olio”

Il termine “mare olio” viene utilizzato per descrivere un mare particolarmente piatto, in totale assenza di onde.

Elena Ciavarelli

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Autore

  • Sono una studentessa del corso triennale di Scienze Geologiche presso l’Università Statale di Milano. La mia passione per l’Artico nasce dalla natura e dallo studio delle lingue scandinave

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