La costellazione di destra è quasi riuscita ad agganciare gli avversari alle urne, dopo mesi di sondaggi molto sfavorevoli. Socialdemocratici e Democratici svedesi arretrano, guadagnano gli altri. Un voto diviso per gruppi sociali. Malgrado la crisi politica, la postura internazionale del paese scandinavo non cambierà.
Quasi un pareggio
Per la leader socialdemocratica Magdalena Andersson si sta dimostrando complicato formare un governo. In Svezia le elezioni generali del 13 settembre hanno infatti consegnato alla costellazione di sinistra una vittoria risicata, con 176 parlamentari contro i 173 dell’area di destra e una maggioranza assoluta di soli due seggi.
Costellazione e non coalizione, perché nel sistema svedese ogni partito corre per sé, anche se tradizionalmente indica in campagna elettorale se sosterrà un candidato primo ministro socialdemocratico o moderato. Perciò solo dopo le elezioni, in base ai rapporti di forza emersi e dunque al potere contrattuale di ogni formazione, si forma la definitiva coalizione di governo. Processo che queste settimane post-elettorali hanno rivelato irto di difficoltà.

Ancora a metà agosto i sondaggi dipingevano un altro quadro rispetto al risultato, con il raggruppamento di destra sotto di dieci punti percentuali rispetto alle sinistre, che sembravano agevolmente dirette verso la vittoria. Invece nelle ultime settimane è cominciato il recupero.
I temi del dibattito
La campagna elettorale è ruotata principalmente intorno a temi di carattere sociale, dalla sanità al welfare, dall’occupazione al costo della vita. Dopo anni in cui le questioni migratorie e “legge e ordine” hanno dominato il dibattito, welfare e portafogli sono tornati in primo piano. Paradossalmente, ciò può essere avvenuto proprio perché l’uscente governo di destra ha ottenuto degli indubbi successi, riducendo l’incidenza dei crimini violenti come le sparatorie, fortemente cresciute negli ultimi due decenni, e portando l’immigrazione a un minimo storico. La stessa socialdemocrazia si è dovuta irrigidire su questi temi per non perdere troppo terreno.
Anche la sensazione che in questi campi l’esecutivo stesse esagerando può aver contribuito all’allontanamento degli elettori: I democratici svedesi (Sd) – il partito più a destra dell’arco parlamentare – hanno esercitato infatti una forte influenza sul programma di governo, riuscendo a far passare buona parte della loro linea su criminalità e immigrazione.

Oltretutto in campagna elettorale Sd ha strappato agli alleati la promessa di avere dei propri ministri all’interno del governo. Sarebbe stato un deciso passo in avanti per questa formazione politica, che è passata nell’arco di pochi anni dall’ostracismo totale all’appoggio esterno all’esecutivo durante l’ultima legislatura. La novità ha permesso così alla costellazione di sinistra (di cercare) di trasformare il voto anche in un referendum sull’ingresso dei Democratici svedesi nel governo.
Non c’è stata invece discussione sulla politica estera e sul riarmo svedesi. Per una ragione molto semplice: tutti i partiti, dagli ex comunisti fino a Sd, sono d’accordo sia sul fatto che la Russia sia la minaccia principale della nazione, sia sulla collocazione internazionale del paese sia sul processo di riarmo. Discutono sul come, non sul cosa. E dunque la postura geopolitica della Svezia non cambierà.
Le dinamiche di voto
A livello strettamente politico tuttavia le elezioni hanno restituito dei risultati rilevanti. Innanzitutto, l’arretramento dei primi due partiti rispetto alle votazioni del 2022, a vantaggio di tutti gli altri. I socialdemocratici, che detengono il primo posto ininterrottamente dal 1917, hanno confermato la propria posizione. Tuttavia col 28% dei voti ottengono il risultato peggiore della loro storia e scendono per la seconda volta dall’introduzione del suffragio universale sotto il 30% (era accaduto la prima volta nel 2018). Hanno ceduto voti sia alla propria sinistra, al Partito ambientalista e al Partito della sinistra (gli ex comunisti), sia verso destra al Partito di centro e ai Moderati.
Altro grande sconfitto sono i Democratici svedesi, che ottengono il 17,5% e perdono tre punti percentuali. Passano così dal secondo al terzo posto, mentre i Moderati col 19,9% tornano il partito leader dell’area di destra come tradizionalmente sono dalla fine degli anni Settanta. Ma soprattutto, per Sd significa arretrare per la prima volta da quando sono riusciti a entrare in parlamento nel 2010. In questo caso il flusso di voti in uscita si è diretto principalmente verso i partiti di governo, ma c’è stata sicuramente anche una leggera emorragia verso destra da non sottovalutare, a favore di formazioni che non sono entrate nell’assemblea legislativa.
È stato proprio l’arretramento di Sd a portare alla sconfitta della costellazione di destra. I partiti di governo (I moderati, I cristianodemocratici e I liberali) hanno infatti tutti guadagnato voti rispetto al 2022. Particolarmente notevole è stato il salvataggio in extremis dei Liberali, che dopo essere crollati nei sondaggi fino a poco sopra l’1% – la soglia di sbarramento è fissata al 4% – ha ottenuto alla fine un rispettabile 5,3%. Tuttavia I liberali hanno poco da festeggiare, poiché i cosiddetti “voti di sostegno” sono stati sette su dieci. Si tratta di voti tattici, dati dagli elettori non per adesione al partito ma per impedire che uscisse dal parlamento. Un’eventualità che avrebbe trasformato in certezza la sconfitta della costellazione di destra.
Veti incrociati
Anche i partiti sull’altro versante, ovvero il Partito della sinistra, il Partito ambientalista e il Partito di centro, hanno migliorato la propria posizione. Paradossalmente, complicando la vita a Magdalena Andersson, che ha bisogno di tutti i voti possibili per formare un governo. I veti incrociati infatti sono numerosi, di difficile risoluzione e in fase di discussione. Il Partito di centro è una delle formazioni più pro mercato della politica svedese. Si è spostata verso i socialdemocratici quando la costellazione di destra ha aperto a una collaborazione con Sd, con cui i centristi non vogliono avere contatti.
Tuttavia, i centristi rifiutano anche la presenza di ministri del Partito della sinistra nel governo. Partito della sinistra che invece questa volta ha posto come condizione per sostenere i socialdemocratici la presenza di propri ministri nell’esecutivo, cosa che gli ex comunisti non hanno mai ottenuto. Il Partito ambientalista invece è fortemente ostile all’energia nucleare, su cui invece il governo uscente ha puntato molto e a cui i socialdemocratici non sono così contrari. Inoltre, come accennato, i socialdemocratici si sono spostati verso destra su immigrazione e criminalità e ciò può comportare qualche problema in più nello stilare un programma di governo che sia condiviso da tutti. La possibilità di un governo di minoranza esiste, mentre il Partito di centro sogna(va) un esecutivo ancorato intorno alle formazioni moderate della politica svedese. Bisognerà vedere chi cede su cosa.
Scandalo a sinistra
Come se ciò non bastasse, pochi giorni dopo le elezioni è scoppiato uno scandalo che ha coinvolto il Partito della sinistra, indebolendone la posizione. Mohamed Abdukardir Ali, eletto tra le fila degli ex comunisti, è finito sotto indagine per brogli elettorali. Ali è entrato in parlamento a sorpresa grazie alle preferenze personali nella regione di Dalarna. Tuttavia, secondo l’indagine in corso, avrebbe pilotato un numero imprecisato di persone dando denaro e facendo consegnare nei seggi schede già compilate col suo nome, sfruttando le possibilità offerte dai seggi per il voto anticipato.
La maggior parte degli elettori coinvolti sembrerebbe essere di origine somala come Ali, che ha ottenuto la cittadinanza solo a febbraio di quest’anno, dopo che gli era stata negata tre anni fa a causa dei troppi debiti e di uno stile di vita “non onesto”. La situazione è in evoluzione. Pochi giorni dopo la notizia il Partito della sinistra ha annunciato che Ali “si è preso una pausa”, mentre pare gli sia stato assegnato un ruolo di funzionario nel partito. Non sarebbe l’unico caso: ci sono ora decine di segnalazioni di “influenza impropria durante le votazioni” su cui la polizia dovrà indagare.

Il peso dell’immigrazione
La questione Ali apre un altro tema, ovvero il modo in cui i diversi gruppi sociali hanno votato. Gli elettori di origine extraeuropea sono passati dal 3% del corpo elettorale nel 2002 al 13% di oggi, con inevitabili conseguenze sulla società svedese, come anche l’ascesa di Sd dimostra. La partecipazione al voto di questo gruppo è tradizionalmente bassa, ma in questa tornata è aumentata pur rimanendo bassa rispetto alla media nazionale (63% contro 84,8%). Il 67% di questi voti è andato alla coalizione di sinistra, rispetto al 48% di chi ha un’origine svedese. In particolare ne hanno beneficiato i socialdemocratici (37% rispetto al 28% nazionale) e soprattutto il Partito della sinistra, che ottiene il 21% rispetto alla media nazionale dell’8,4%.
È un fatto di per sé positivo che aumenti la partecipazione di questi nuovi cittadini, che possono così esprimere i propri bisogni e incanalarli nel sistema, stabilizzandolo. Ed è logico che i loro voti si indirizzino verso sinistra, più sensibili alle loro istanze e alla tutela ed espansione del welfare.
Le tante divisioni
Diversi fattori hanno però generato il sospetto di un voto di carattere “clanistico” e non individuale. Nelle cosiddette “zone vulnerabili”, infatti, il voto a socialdemocratici e Partito della sinistra ha raggiunto cifre attorno al 90% e i voti alla sinistra sono stati “bulgari” anche negli anni in cui I moderati promuovevano una politica più liberale nei loro confronti. Ci sono state diverse segnalazioni di uomini che cercavano di indicare a diverse donne come votare.
Ora è giunta l’indagine sui brogli. I democratici svedesi, ma anche alcuni moderati, hanno addossato la sconfitta al voto musulmano o immigrato. Tuttavia il tema del voto in queste aree esiste, anche perché si intreccia al fatto che socialdemocratici e sinistra hanno condotto una campagna elettorale nelle lingue “locali” dei diversi quartieri, come l’arabo o il somalo. Ciò pone il problema dell’integrazione di queste comunità.
Si conferma inoltre la divisione tra uomini e donne, con i primi che prediligono la destra (qui Sd ottiene il 22%, quasi quanto i socialdemocratici al 23%), mentre le seconde danno il 59% dei suffragi alla costellazione di sinistra e Sd si ferma al 13%. Si tratta di una faglia che si sta consolidando in Svezia come nel resto del mondo occidentale, con una tendenza divaricante che può avere anche conseguenze di carattere sociale.

La sfida di Magdalena Andersson
I lavoratori, più colpiti dalle conseguenze negative di immigrazione e criminalità, si confermano un formidabile bacino elettorale per I democratici svedesi (25%), che pure perdono terreno rispetto al 2022 (29%). Non bisogna trascurare i fattori economici e rimangono il secondo partito dopo i socialdemocratici (31%), il cui risultato è però lontano dal primo decennio del 2000, quando tra i lavoratori il partito otteneva fra il 40% e il 50%.
E più si è giovani, meno è probabile che il voto vada ai socialdemocratici: la fascia d’età 18-21 anni si è spostata progressivamente verso destra e ormai dal 2018 il primo posto è occupato dai Moderati. Una prospettiva che non può non inquietare il primo partito di Svezia.
Magdalena Andersson deve però ora concentrarsi sul presente, perché tra veti incrociati e indagini sui brogli, le prime settimane successive al voto si stanno rivelando molto complesse da gestire. Venerdì scorso il presidente del Parlamento svedese le ha chiesto di tentare nuovamente di formare un nuovo governo, nonostante lei avesse dichiarato precedentemente di non essere riuscita a ottenere un sostegno sufficiente per farlo.
Roger Anton Calvello
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