Dall’8 al 10 ottobre nella capitale islandese si svolge la tredicesima edizione di Arctic Circle, il più grande forum internazionale sul Grande Nord. Dopo il Polar Dialogue di Roma, l’Italia arriva in Islanda con un ruolo sempre più riconoscibile. Osservatorio Artico organizza un panel dedicato alla governance artica vista dagli Stati non artici.
La Davos dell’Artico
Quando nell’aprile del 2013 l’allora presidente islandese Ólafur Ragnar Grímsson presentò a Washington il progetto di Arctic Circle, l’idea di fondo era che l’Artico soffrisse di una scarsa attenzione globale e, di conseguenza, di una governance inadeguata. La prima Assemblea si tenne a Reykjavík nell’ottobre dello stesso anno. Da allora l’appuntamento si è imposto come la sede di confronto più ampia e aperta sulla regione, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Davos dell’Artico”.
La formula è rimasta sostanzialmente la stessa. Ogni ottobre circa 2.500 partecipanti da oltre settanta Paesi si ritrovano per tre giorni tra le sale dell’Harpa, il centro congressi affacciato sul vecchio porto della capitale islandese. L’Assemblea è un forum aperto a governi, università, imprese, comunità locali e Paesi osservatori del Consiglio Artico, che qui trovano uno spazio di visibilità altrimenti difficile da ottenere. Negli anni la manifestazione si è anche allargata, con i forum itineranti organizzati in diverse città del mondo, il Business Forum e il Polar Dialogue, la piattaforma dedicata alla cooperazione scientifica su Artico, Antartide e “Terzo Polo” himalayano.
L’edizione di quest’anno arriva proprio dopo che il 3 e 4 marzo scorso la sede del CNR a Roma ha ospitato l’Arctic Circle Rome Forum – Polar Dialogue, organizzato con il Ministero dell’Università e della Ricerca e in coordinamento con la Farnesina, che ha richiamato oltre 500 partecipanti da più di quaranta Paesi. È stata la prima volta che un forum di Arctic Circle si è svolto in Italia.
Osservatorio Artico a Reykjavík
Per Osservatorio Artico Reykjavík è diventata negli anni una tappa fissa.
Nel 2025 abbiamo organizzato per la prima volta un panel, “Heading to the Rome Forum 2026: Italy’s Role in the Changing Arctic”, che ha riunito l’Inviato Speciale del MAECI per l’Artico Agostino Pinna, la direttrice del CNR-ISP Giuliana Panieri, il contrammiraglio Fabrizio Orengo dell’Istituto Idrografico della Marina e Alessandro Boero per il Ministero dell’Università e della Ricerca. La sessione si inseriva in una presenza italiana molto nutrita, proprio in vista dell’appuntamento di primavera a Roma, con la delegazione guidata dal Sottosegretario alla Difesa Isabella Rauti.
In quei giorni abbiamo anche avuto l’occasione di intervistare in esclusiva l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, al suo primo intervento pubblico a Reykjavík come presidente del Comitato Militare della NATO. Nel colloquio con Osservatorio Artico, poco prima della plenaria, l’ammiraglio ha invitato l’Italia a non restare “fanalino di coda” nel Grande Nord e a guardare lontano. Dal palco ha poi descritto un Artico a un bivio tra competizione e cooperazione, con Russia e Cina legate da una partnership più di necessità che di vera convinzione.

Il programma di quest’anno
L’Assemblea si terrà dall’8 al 10 ottobre con oltre 150 sessioni da 55 minuti ciascuna. I lavori si divideranno fra plenarie, sessioni e tavole rotonde sotto la presidenza dell’ex premier islandese Katrín Jakobsdóttir, mentre il Business Forum, giunto al terzo anno, sarà dedicato a investimenti sostenibili, innovazione, energie rinnovabili ed economia blu.
Giovedì 8 ottobre, dopo il benvenuto di Grímsson, l’apertura è affidata al Canada con la ministra degli Esteri Anita Anand. Subito dopo il titolo della sessione dedicata alla Groenlandia, “Nothing about Greenland without Greenland”, dice già molto sul clima dell’ultimo anno. Sul palco salirà Múte B. Egede, oggi ministro degli Esteri, delle Imprese e delle Materie prime del governo di Nuuk.
Seguono l’Unione Europea con il commissario per i Partenariati internazionali Jozef Síkela, il primo ministro delle Isole Faroe Beinir Johannesen e la sessione sugli Stati Uniti con il governatore dell’Alaska Mike Dunleavy e il presidente della US Arctic Research Commission Thomas E. Dans. Nel pomeriggio spazio alla Norvegia, alla Turchia presentata come “nuovo attore artico”, a un panel congiunto Estonia-Norvegia-Regno Unito sulla sicurezza e alle prospettive di India e Singapore.

Venerdì 9 la plenaria si apre con i trent’anni del Consiglio Artico e con una sessione sul coinvolgimento dei popoli indigeni, che riunisce i vertici di Inuit Circumpolar Council, Saami Council, Arctic Athabaskan Council, Aleut International Association e Gwich’in Council International. A seguire, l’appuntamento più atteso per il pubblico italiano, di cui parliamo più sotto. Il pomeriggio alterna il dialogo sull’intelligenza artificiale tra la presidente islandese Halla Tómasdóttir e Tristan Harris, una sessione sul possibile collasso della AMOC come minaccia alla sicurezza nazionale con Johan Rockström, un focus sul trasporto marittimo artico e l’intervento dell’ex viceministra degli Esteri cinese Fu Ying, dal titolo “How to understand China”.
Sabato 10 la plenaria si apre con Cavo Dragone e la sessione “NATO in the Arctic”. Seguiranno un dialogo con la senatrice dell’Alaska Lisa Murkowski, il ministro pakistano per il Clima Musadik Masood Malik, una sessione sui ghiacciai himalayani con il direttore dell’ICIMOD Pema Gyamtsho e una riflessione sul rapporto tra scienza e potere, prima della chiusura dedicata all’Oceano Artico centrale e alle “lezioni dell’Assemblea”.

Il ruolo dell’Italia
Quest’anno la presenza italiana trova spazio direttamente in plenaria. Venerdì 9 ottobre il Sottosegretario agli Esteri Massimo Dell’Utri interverrà nella sessione “The Rome Forum and the Italian Arctic Strategy”, che collega l’esperienza del Forum di Roma all’impostazione della politica artica nazionale, dimostrando come l’Artico sia diventato un tema stabile nell’agenda della Farnesina.
Accanto alla plenaria, il programma conta diverse sessioni a guida o con forte partecipazione italiana. Venerdì mattina il Ministero della Difesa organizza un panel sul supporto delle Forze Armate alla ricerca scientifica nelle regioni polari, con rappresentanti dell’Aeronautica Militare, dell’Istituto Geografico Militare e del Centro Addestramento Alpino dell’Esercito.
Sabato pomeriggio l’Istituto Affari Internazionali e il Fridtjof Nansen Institute dedicano una sessione al ruolo degli attori non artici nella governance della regione, con Agostino Pinna e Luca Cinciripini dello IAI. Numerosi anche gli interventi del mondo della ricerca, dal CNR all’OGS, dall’INGV a Eurac Research, insieme a giovani ricercatori di università italiane.
Il nostro panel: la governance artica vista da fuori
Osservatorio Artico torna all’Harpa con il panel “Arctic Governance: Best Practices for Non-Arctic States”, co-organizzato con il Korea Arctic Research Consortium (KoARC). L’appuntamento è venerdì 9 ottobre dalle 8:30 alle 9:25 nella sala Esja, al quinto piano dell’Harpa.
Il tema tocca da vicino il nostro Paese, osservatore del Consiglio Artico dal 2013, e più in generale tutti quegli Stati che, pur senza territori sopra il Circolo Polare, hanno nella regione interessi scientifici, economici e di sicurezza crescenti. Come possono contribuire alla governance artica in modo credibile e utile, e quali modelli di partecipazione si sono rivelati più efficaci?
Per rispondere, il panel mette a confronto esperienze diverse. Interverranno l’Inviato Speciale del MAECI per l’Artico Agostino Pinna, Henry Burgess, responsabile dell’Arctic Office del NERC presso il British Antarctic Survey, Jihoon Jeong, segretario generale del KoARC e del Korea Polar Research Institute, Romain Chuffart, presidente di The Arctic Institute e Nansen Professor all’Università di Akureyri, e Camilla Aviaja Olsen, presidente del Sustainable Development Working Group del Consiglio Artico. A moderare sarà Marco Volpe, dottorando all’Università della Lapponia e collaboratore di Osservatorio Artico, che venerdì interverrà anche in una sessione dedicata alla Cina nella scienza artica.

