Dal 5 al 7 ottobre il CNR ospita “Poli di conoscenza: dalle terre estreme alle sfide globali”, il primo appuntamento nazionale dedicato alla ricerca in Artico, Antartide e Terzo Polo. Al centro il cambiamento climatico, la cooperazione scientifica e le implicazioni geopolitiche, in vista del quinto International Polar Year del 2032-2033.
I Poli al centro
Dal 5 al 7 ottobre Roma ospiterà la prima Conferenza nazionale dedicata alla ricerca nelle regioni polari e negli ambienti estremi. L’iniziativa, intitolata “Poli di conoscenza: dalle terre estreme alle sfide globali”, si terrà presso la sede centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), in piazzale Aldo Moro 7, e riunirà la comunità scientifica italiana per un confronto sulle trasformazioni di Artico, Antartide e Terzo Polo himalayano.
La Conferenza è promossa e coordinata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS. L’obiettivo è rafforzare il coordinamento della ricerca nazionale e approfondire il contributo della scienza alla comprensione dei cambiamenti in corso in alcune delle aree più sensibili del pianeta, le cui trasformazioni hanno conseguenze che vanno ben oltre i rispettivi contesti geografici.

Dalla ricerca alle strategie nazionali
Il confronto coinvolgerà ricercatori, istituzioni, imprese e altri portatori di interesse, affrontando le connessioni tra cambiamento climatico, trasformazioni ambientali, innovazione tecnologica e nuovi equilibri geopolitici. La Conferenza rappresenta inoltre un primo passaggio nel percorso italiano verso il quinto International Polar Year (IPY5), previsto per il 2032-2033, iniziativa internazionale volta a promuovere la cooperazione scientifica nelle regioni polari.
I lavori dovrebbero confluire nella redazione di un White Paper condiviso, destinato a fornire elementi di indirizzo per le future strategie nazionali sulla ricerca polare e per la partecipazione italiana alle iniziative internazionali.
Ad aprire l’evento saranno i presidenti dei quattro enti promotori: Andrea Lenzi per il CNR, Francesca Mariotti per ENEA, Fabio Florindo per INGV e Nicola Casagli per OGS. Per la sessione plenaria istituzionale del 7 ottobre sono stati invitati i ministri degli Affari esteri e della cooperazione internazionale, della Difesa e dell’Università e della ricerca, che nel gennaio 2026 hanno promosso e firmato la Strategia italiana per l’Artico. È prevista anche la partecipazione di rappresentanti di istituzioni e commissioni scientifiche nazionali ed europee.
Clima, tecnologie e governance delle regioni polari
Tra i temi principali delle tre giornate figura l’accelerazione del cambiamento climatico nelle regioni polari e nei grandi sistemi glaciali, con particolare attenzione alle conseguenze sul clima globale, alla perdita di biodiversità e alle trasformazioni degli ecosistemi marini e terrestri.
Ampio spazio sarà dedicato alle tecnologie per l’osservazione e il monitoraggio degli ambienti estremi, alle infrastrutture e alla logistica necessarie per le attività scientifiche, oltre che alla gestione e all’integrazione dei dati attraverso strumenti di intelligenza artificiale. Saranno inoltre affrontate le strategie di adattamento e mitigazione, in un contesto nel quale la capacità di raccogliere e interpretare dati affidabili è essenziale per comprendere l’evoluzione dei sistemi ambientali.
Accanto alla dimensione scientifica, la Conferenza affronterà il rapporto tra ricerca e governance. Tra gli argomenti in programma figurano il ruolo delle conoscenze scientifiche nei processi decisionali, la cooperazione internazionale, la sicurezza e gli interessi commerciali e strategici che attraversano le regioni polari.
Per l’Italia, il confronto si inserisce nel quadro del proprio impegno in Antartide nell’ambito del Sistema del Trattato Antartico e della partecipazione alle dinamiche artiche in qualità di Paese osservatore del Consiglio Artico.



Il Terzo Polo e la fragilità dei ghiacciai d’alta quota
La Conferenza non si limiterà alle regioni polari in senso stretto. Un’attenzione specifica sarà riservata al cosiddetto Terzo Polo, l’area che comprende l’Himalaya, il Karakorum e l’Altopiano del Tibet, caratterizzata da estesi sistemi glaciali e considerata una delle principali riserve di ghiaccio del pianeta al di fuori dell’Artico e dell’Antartide.
Il rapido cambiamento di questi ambienti pone questioni rilevanti per la disponibilità delle risorse idriche, la stabilità degli ecosistemi e la sicurezza delle popolazioni che dipendono dai grandi sistemi fluviali alimentati dai ghiacciai. Le conseguenze delle trasformazioni in corso, tristemente sotto gli occhi di tutti dopo la devastante alluvione in Nepal, rendono necessario integrare le osservazioni scientifiche con politiche di adattamento e strumenti di cooperazione.
L’obiettivo complessivo dell’iniziativa è mettere in relazione competenze e prospettive differenti, consolidando il contributo della ricerca italiana alla comprensione delle trasformazioni ambientali e delle dinamiche internazionali che interessano le regioni polari e gli altri ambienti estremi.


