Trattenuta per bandiera e certificati non validi, nel 2024 la nave aveva consegnato i moduli energetici dell’impianto Arctic LNG 2 di Novatek. È il primo fermo noto nell’Artico di una nave cinese legata alla flotta ombra russa, mentre in Europa si moltiplicano nelle ultime settimane gli abbordaggi alle navi sospette.

Blocco alle Vesterålen

Da metà ottobre una nave da carichi pesanti di proprietà cinese è ferma al largo delle isole Vesterålen, nella Norvegia settentrionale, per decisione dell’autorità marittima norvegese. La Ya Qing Hai Yang si era riparata nell’Andfjorden per sfuggire al maltempo e il 13 ottobre è stata sottoposta a un’ispezione. La nave è stata posta sotto sequestro dopo che gli ispettori norvegesi hanno riscontrato la mancanza di una valida registrazione e dei certificati obbligatori.

Secondo la ricostruzione di Malte Humpert, sarebbe il primo caso documentato in cui la Norvegia trattiene una nave con registrazione di bandiera non valida. Ma soprattutto sarebbe anche il primo fermo noto nell’Artico di una nave cinese collegata alla flotta ombra russa. Oslo precisa però che il provvedimento si fonda su carenze di sicurezza e di registrazione, non sulla presenza della nave nelle liste di sanzioni.

flotta ombra russa
Foto: Arctic North Adventures

Nello stesso fiordo è stata ispezionata un’altra nave cinese da carichi pesanti, la Jian Yang Cheng He, che non è sanzionata. Gli ispettori vi hanno riscontrato carenze minori senza disporne il fermo. Entrambe le navi erano partite dalla Cina in estate e avevano percorso la Rotta del Mare del Nord. Erano poi comparse vicino a Murmansk e al confine marittimo tra Russia e Norvegia.

Perché è legata alla Russia

La nave sequestrata è stata costruita in Cina nel 2022 e nell’autunno 2024, con il nome Ocean 28, trasportò al terminal di Utrenniy, sulla penisola di Gyda, i moduli di generazione elettrica costruiti da Wison per il secondo treno di liquefazione di Arctic LNG 2. La nave non aveva classe ghiaccio, ma ottenne comunque il permesso dell’amministrazione russa della rotta artica. Così il 10 gennaio 2025 gli Stati Uniti sanzionarono la nave insieme al cantiere Wison di Zhoushan. Da allora la Ya Qing Hai Yang ha cambiato più volte nome, gestore e bandiera.

Arctic LNG 2 è il secondo grande impianto di gas naturale liquefatto di Novatek dopo Yamal LNG. Il progetto prevede tre treni da 6,6 milioni di tonnellate l’anno, montati su strutture a gravità che vengono assemblate a Belokamenka, vicino a Murmansk, e poi trainate nel golfo dell’Ob. Dal novembre 2023 l’impianto è sotto sanzioni statunitensi. Ha perso i partner occidentali che avevano contribuito a costruirlo (Italia compresa) e per oltre un anno non ha trovato né navi né acquirenti.

flotta ombra russa
Dalla Cina a Belokamenka. Le navi Bright Ocean e Glory Ocean in rotta verso la baia di Kola, trasportando moduli destinati al progetto Arctic LNG 2 di Novatek. Foto: Sergei Voznesensky

La svolta è arrivata nell’agosto 2025, quando il terminal cinese di Beihai ha iniziato ad accettare i carichi. Il Barents Observer riporta che a fine agosto 2026 l’impianto aveva già esportato 2,3 milioni di tonnellate in 31 spedizioni, contro 1,3 milioni in tutto il 2025. A servirlo è ormai una flotta di almeno diciotto metaniere, tra cui le rompighiaccio di classe Arc7 Aleksey Kosygin e Konstantin Posiet.

Anche la catena che rifornisce il cantiere passa ancora dalla Cina. A luglio le navi gemelle della Ya Qing Hai Yang, la Glory Ocean e la Bright Ocean, hanno consegnato a Belokamenka i primi moduli per il terzo treno, fermo da anni. A settembre le due navi sono state ribattezzate Glory e Bright e sono passate sotto bandiera russa. Secondo gCaptain hanno poi caricato in Cina gli ultimi due moduli di generazione elettrica per il secondo treno, senza i quali ha finora funzionato a circa metà della capacità prevista.

La stretta europea sulla flotta ombra

Il fermo norvegese arriva mentre diversi governi europei sembrano essere passati dal monitoraggio a maniere più robuste. Il 12 ottobre la Marina francese ha abbordato la petroliera DF Peak. A fine agosto erano già sei gli abbordaggi di navi sospette da parte delle operazioni navali europee. Tra queste c’era la Toa Payoh, ispezionata dalla Thaon di Revel a ovest di Pantelleria. In primavera il Belgio aveva sequestrato la petroliera Ethera, che batteva una falsa bandiera della Guinea, e le aveva imposto una cauzione di oltre dieci milioni di euro. La Svezia ha fermato nel Baltico più unità, dal cargo Caffa alla petroliera Jin Hui, e a giugno anche il Regno Unito ha condotto il suo primo abbordaggio.

In quasi tutti questi casi il punto decisivo è la bandiera. Ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, una nave priva di nazionalità valida gode di scarsa protezione, e la falsa registrazione è diventata la base giuridica più solida per gli interventi europei. Da Washington arrivano però segnali di segno diverso. A metà ottobre è emerso che l’amministrazione Trump valuta di allentare le sanzioni su parte della flotta ombra. Le navi sanzionate potrebbero trasportare greggio non soggetto a restrizioni, con l’obiettivo di abbassare prezzi arrivati ai massimi storici. Mosca, intanto, continua a definire gli abbordaggi europei come “atti di pirateria”.

La prudenza di Oslo

Per la Norvegia il caso ha un peso particolare, perché lungo la sua costa transitano ogni anno decine di petroliere della flotta ombra dirette dai porti russi verso l’Asia. Dall’agosto 2025 la Kystverket (l’Amministrazione costiera norvegese, ndr) chiede alle petroliere in transito nella zona economica esclusiva di fornire volontariamente i certificati assicurativi, che poi vengono verificati dalla Sjøfartsdirektoratet, l’Autorità marittima norvegese.

A inizio anno, però, il primo ministro Jonas Gahr Støre aveva escluso abbordaggi e sequestri. Questa cautela riflette il timore di un’escalation con Mosca, con cui Oslo condivide un confine terrestre e la gestione del Mare di Barents. Non a caso le autorità norvegesi insistono sul fatto che l’ispezione e la detenzione della Ya Qing Hai Yang ha seguito le procedure ordinarie previste per una nave in cerca di riparo.

Il caso segna comunque un precedente importante e conferma quanto nell’Artico europeo stia aumentando la tensione e si giochino partite molto importanti con ricadute su tutto il continente, a partire dalla questione energetica.

Enrico Peschiera

Osservatorio Artico © Tutti i diritti riservati

Autore

  • Enrico Peschiera

    Ho studiato Relazioni Internazionali e oggi mi occupo di comunicazione aziendale. Scrivo qui perché l'Artico è una frontiera di profondi cambiamenti che meritano di essere raccontati.

Vuoi rimanere aggiornato sulle novità dell'Artico?

Entra nella più grande community degli appasionati dell'Artico, unisciti a oltre 2500 iscritti

Grazie per esserti iscritto e benvenuto tra noi!