© Osservatorio Artico
Dal ponte al pack: Nave Alliance raggiunge i ghiacci e l’attività di ricerca della missione High North25 entra nel vivo. A bordo (e sul pack) il nostro inviato Marco Volpe
Location: Di fronte al pack
Coordinate: 81° 24. 736’ N; 010° 53. 475’ E
Meteo: Freddo e nevischio
Dopo giorni passati a inseguire finestre di bel tempo, a scappare dal vento tagliente e dalle onde che ci impedivano di operare col Multibeam a una manciata di miglia dal pack, oggi finalmente si va. Puntiamo dritti verso i ghiacci. Il cuore batte più forte, anche se non è ancora chiaro se sia per l’adrenalina o per il freddo che è ormai pungente.
E proprio oggi, ironia della sorte, non suona la sveglia. O meglio, suona ma non mi sveglia. Manco la riunione del mattino per cinque minuti. Ancora intorpidito dal sonno e con la testa annebbiata, arrivo in Main Lab. Fermo il primo dei membri del team scientifico che mi capita a tiro:
— “Che succede?”
— “Marco, si va sui ghiacci. Preparati.”
Ecco la mia sveglia. Nient’altro serviva.
Corro a recuperare il materiale. Oggi la termica non basta, bisogna fare sul serio. Indosso in fretta e furia la tuta termica, un altro strato e poi infilo la Typhoon, la tuta stagna. È una delle dotazioni più importanti per operazioni delicate come lo sbarco sui ghiacci o l’uscita con la barca da lavoro. I movimenti sono più lenti, ingombranti, ma ogni strato è una barriera tra me e il gelo assoluto. I nocchieri si muovono rapidi e precisi, come se l’avessero fatto mille volte. Io li seguo a ruota, cercando di imitare la loro calma operativa, ma dentro sento un misto di eccitazione e tensione.
Dal ponte arriva l’annuncio che aspettavo da giorni: “Messa a mare del RHIB”. Il battello semirigido sta per essere calato in acqua. È il nostro passaggio verso quel mondo bianco e misterioso che osserviamo da giorni solo da lontano. Non ho nemmeno il tempo di realizzare cosa stia succedendo, che mi ritrovo sul RHIB, col vento gelido che mi taglia la faccia, aggrappato forte alla maniglia con i guanti rigidi. Lo scafo sobbalza sull’acqua, mentre ci allontaniamo dalla nave e ci avviciniamo lentamente al margine del pack.
Davanti a noi, i ghiacci si estendono a perdita d’occhio. Silenziosi. Imponenti. Vivi.
Ed è solo l’inizio. Il Capo Spedizione Capitano di Corvetta Samuele Stefanucci indirizza le manovre dei nocchieri che conducono il RHIB. Ci muoviamo sinuosi tra i blocchi di ghiaccio, cercando di individuarne uno adatto per scendere e campionare. Per il team dell’idrografico l’obiettivo principale di questi rilievi nell’Artico è monitorare lo stato del ghiaccio marino per capire come cambia nel tempo.
Studiare il ghiaccio – quanto è spesso, come si muove, se sta fondendo – è fondamentale per migliorare il monitoraggio e garantire la sicurezza delle attività umane in queste regioni estreme. Nello specifico, l’attività consiste nel misurare lo spessore del ghiaccio, analizzare la neve usando strumenti come radar portatili o sonde. Le attività sul ghiaccio vanno ad integrarsi con i dati ottenuti dallo spazio.
Infatti, grazie ai satelliti radar della costellazione COSMO-SkyMed sviluppati dall’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e il Ministero della Difesa, è possibile osservare grandi aree dell’Artico da remoto, anche in condizioni di scarsa visibilità. Questi satelliti usano il radar ad apertura sintetica (SAR), che permette di rilevare il ghiaccio anche di notte, con nuvole o nebbia. La validazione dei dati acquisiti dalle immagini satellitari della costellazione COSMO-skymed con i rilievi effettuati in situ dal team scientifico contribuiscono ad integrare la modellistica oceanografica con la dinamica del ghiaccio.
L’obiettivo ultimo è quello di aumentare la sicurezza della navigazione per le unità navali, oltre ad assicurare il monitoraggio dell’inquinamento delle aree tramite rilevazione radar. Questo tipo di operazioni è quindi essenziale non solo per la ricerca scientifica, ma anche per la sicurezza della navigazione artica, sempre più frequente con l’apertura di nuove rotte commerciali.
Conoscere la posizione, lo spessore e il tipo di ghiaccio permette infatti di evitare incidenti, pianificare i percorsi in modo più efficiente e proteggere navi, merci e persone. In sintesi, i rilievi artici, integrati con i dati satellitari, rappresentano uno strumento strategico per la scienza, la sicurezza e la geopolitica delle regioni polari.
E visto così da vicino diventa ancora più interessante.
Grazie al Capitano di Corvetta Samuele Stefanucci sondiamo la superificie del ghiaccio per calcolare il grado di penetrazione ed assicurarci dell’intergrità del manto per effettuare campionamenti. E’ un’operazione delicata, adrenalinica. Mai banale.
Marco Volpe
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