Proseguono le attività a bordo di Nave Alliance per High North26, anche con la discesa tra i ghiacci per i campionamenti. Con sicurezza e formazione sempre al centro.
E finalmente, i ghiacci
Coordinate: oltre 79°N
Meteo: nuvoloso
“Non ci sono parole per descrivere la quanità di ghiaccio che ci siamo trovati davanti. L’abbiamo attraversato e ci sembrava di stare in mezzo a due lembi di terra” scrive Willem Barents, come menzionato nel “Bestiario Artico” di Frank Westerman (pubblicato da Iperborea proprio quest’anno) in merito alla sua navigazione con la Witte Swaen, nel tentativo di ottenere il più breve percorso possibile per congiungere Asia ed Europa. “Il Nord” doveva risultare il punto di raccordo tra questi ultimi.
Lo scenario che abbiamo potuto testimoniare a oggi mostra solo in parte quanto viene descritto tra le parole dell’esploratore olandese, che dà anche il nome a questo ampio spazio di mare tra Norvegia orientale e Russia. Ciò che mi ha più impressionato è vedere il contrasto di colore e consistenza, tra cielo e mare, pitturati da un ventaglio di toni di grigio e il candido ghiaccio marino. Il ghiaccio non mostra costanza: è più simile a quelle che potrebbero definirsi piccole “oasi” in un’immensa distesa di onde. Il panorama davanti a noi testimonia l’avvicinarsi degli 80° Nord.
Formazione al centro
Il progressivo avvicinamento alle latitudini dove il ghiaccio marino è sempre più pervasivo richiede preparazione. È dunque necessaria la conoscenza delle caratteristiche di quest’ultimo, ma anche di tutte le manovre operative volte alla sicurezza e tutela del personale scientifico e militare che effettuerà i campionamenti. Tale punto è fondamentale ai fini di eseguirne analisi e campionamento, reso protagonista dalla collaborazione tra l’Istituto Idrografico della Marina e da e-Geos, la società controllata da Leonardo che si dedica all’Earth Observation su scala internazionale.

Apparenza: è questa una delle principali problematiche, a cui correlati innumerevoli rischi, del sea ice. Seppur le dimensioni dei blocchi possano risultare innocue, è sempre bene prestare massima attenzione alle caratteristiche che possono discriminare una porzione sicura, sulla quale sarà dunque possibile campionare, da una che è invece bene osservare a dovuta distanza. Tutto ciò è possibile osservandone parametri quali consistenza, colore e dimensioni (cui molto importante l’altezza).

Altre tematiche affrontate durante il briefing di sicurezza coordinato dal Capitano di Corvetta Samuele Stefanucci lo scorso 26 luglio sono state la stabilità e rischi di ribaltamento di porzioni di ghiaccio marino isolato, e le distanze ottmali per permettere una comunicazione stabile e continua con l’unità navale “madre”. Nella mattinata a seguire, del 27 luglio, è stata invece svolta una sessione con l’obbiettivo di formare diversi membri dell’equipaggio, civile e militare, ad operare le manovre di sicurezza principali per assicurare coloro che saranno sul ghiaccio, dal Rhib (ovvero il gommone rigido usato come tender per scendere tra i ghiacci).
Le cime e moschettoni hanno descritto un “nodo” di giunzione tra l’arte marinaresca e quella alpinistica. Seppur in ambienti differenti, la storia che queste raccontano è la medesima, dove i protagonisti sono l’uomo, l’immensità della natura, e mille tecniche per imparare a leggerla, capirla e ascoltarla, così da poterla vivere in sicurezza.
Pillola del giorno: “Rotta di navigazione”
Per le rotte artiche vengono usate delle carte precise: le carte con la rappresentazione di Mercatore sono usate per latitudini più ridotte, mentre le Gnomoniche o Stereografiche sono preferite in queste zone, così da ridurre le distorsioni cartografiche apportate dalle proiezioni cilindriche classiche.

Elena Ciavarelli
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