giovedì, Agosto 22, 2019
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Ambiente

Orsi polari a forte rischio

Entro 35 anni potrebbe sparire oltre il 30% degli orsi polari

Oggi, 27 febbraio, è la Giornata Mondiale dell’Orso Polare. Una giornata che ha un’importanza simbolica importante in un contesto globale in cui l’ambiente è diventato uno degli snodi cruciali del prossimo futuro, sia da un punto di vista emotivo sia puramente economico e politico.

Dal sito del WWF Italia:

Di anno in anno la “casa” dell’orso polare si riduce sempre più velocemente per colpa del riscaldamento globale: a gennaio l’estensione dei ghiacci artici era del 10% al di sotto della superficie rilevata in passato, secondo i rilevamenti della National Snow and Ice Data Center (NSIDC) che utilizza misurazioni satellitari. Si tratta complessivamente di almeno 1,36 milioni di chilometri quadrati sotto la media delle rilevazioni 1981-2010 (in genere attestata sui 13 milioni di kmq complessivi) e il mese di febbraio si sta concludendo con un ulteriore flessione rispetto alla media. Entro i prossimi 35 anni rischiamo di perdere il 30% della popolazione di orso polare finora stimata tra i ghiacci artici, un messaggio che il WWF lancia alla vigilia della Giornata Mondiale dell’Orso polare che si celebra il 27 febbraio.


La riduzione dell’habitat di questo magnifico mammifero è uno dei tanti segnali che il Pianeta sta lanciando sul cambiamento climatico e che colpisce una specie simbolo messa a dura prova. Gli scienziati hanno diviso la popolazione totale di orsi polari in 19 unità o sottopopolazioni: secondo le stime gli orsi sono complessivamente tra i 22.000 e i 31.000 esemplari (molte aree non sono state ancora esplorate) ma gli ultimi dati forniti dal gruppo degli specialisti dell’orso polare dell’IUCN mostrano che tre delle sottopopolazioni sono già in declino e che esiste un alto rischio stimato di futuro declino vista la velocità di riduzione del ghiaccio marino.

Il nome scientifico dell’orso polare è “Ursus maritimus” che letteralmente significa “Orso del mare”. È il più grande carnivoro terrestre del nostro pianeta che può arrivare a pesare fino a 680 chilogrammi, per una lunghezza massima di tre metri.

L’orso polare rappresenta la battaglia ambientalista già da decenni, e negli ultimi anni si sono viste foto sempre più inquietanti di questi animali, ridotti spesso alla fame e quindi anche più pericolosi per le comunità.

Il suo mantello bianco è costituito da peli idrorepellenti in grado di trattenere il calore. Al di sotto della cute, l’orso polare ha circa 10 centimetri di grasso che lo proteggono dal freddo. Ha 42 denti molto affilati, con un paio di canini più grandi di quelli del Grizzly, 30 centimetri di larghezza della zampa e tre palpebre per proteggersi dal rigore del clima. L’orso polare è anche un grande nuotatore, capace di raggiungere fino ai 10 chilometri orari di velocità.

Anche sulla terra ferma, però, è un predatore molto rapido che può arrivare a toccare i 40 chilometri orari. Il colore della pelle, al di sotto del pelo bianco, è nero, mentre la sua lingua è blu. Gli orsi polari trascorrono oltre il 50% del loro tempo a caccia di cibo, e la loro dieta consiste principalmente in foche dagli anelli e foche barbute, animali che hanno grandi quantità di grasso, necessario per la sopravvivenza.

La progressiva riduzione dello spazio di caccia produce inoltre effetti a lungo termine. Meno cibo significa anche meno possibilità di riproduzione, e questo mina le fondamenta della possibilità di avere ancora comunità sostanziose di orsi polari nel loro habitat naturale.

Ad oggi la popolazione di orsi polari è stimata tra i 22mila e 31mila esemplari, il 60% dei quali si trovano in Canada. Ma diversi studi concordano sul rapido declino che potrebbe portare alla scomparsa di circa un terzo dell’attuale popolazione entro il 2050-2055.

Leonardo Parigi © Tutti i diritti riservati

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