Groenlandia

“We are already Great!”: la risposta groenlandese agli USA

Orgoglio, autodeterminazione e memoria coloniale emergono dalle voci di Nuuk. I Groenlandesi rispondono alle mire di Washington rivendicando identità e sovranità, mentre si prepara l’incontro fra le parti alla Casa Bianca.

Siamo già grandi

Negli ultimi giorni le strade di Nuuk, la capitale groenlandese, sono state invase da un gran numero di giornalisti alla ricerca di testimonianze che potessero catturare la percezione locale rispetto alle ennesime dichiarazioni muscolari del governo statunitense. Tra le numerose interviste colpisce particolarmente quella di una giovane Inuit che, ai microfoni di Sky News, ha risposto con un sorriso ironico: “We are already Great! We won’t get any greater by giving us McDonald’s”. Una frase semplice, ma che racchiude in sé lo spirito di orgoglio che si sta rafforzando in queste ore, in seguito alle nuove minacce di annessione da parte di Donald Trump.

In un’altra intervista, invece, di fronte all’ipotesi di un incentivo economico a ogni cittadino groenlandese – secondo Reuters, nell’ordine di decine di migliaia di dollari a persona – le risposte sono state altrettanto nette: “We are already rich” e l’ormai iconico “Greenland is not for sale”. L’amministrazione statunitense sembra non cogliere un punto semplice: la ricchezza che molti groenlandesi cercano davvero non è quella economica, ma la possibilità di liberarsi dal peso di un passato e di un presente segnati da traumi coloniali.

Sotto la corona danese, i groenlandesi hanno già dovuto subire una danesizzazione forzata della loro vita e della loro cultura. Una trasformazione che ha generato ferite enormi e che lascia ancora cicatrici sui corpi e sulle menti Inuit. L’ultima cosa che vorrebbero è doverne subire nuove.

Una chiamata all’unità

Questo sentimento è stato espresso anche in chiave istituzionale dai leader dei cinque partiti groenlandesi, che nella serata di venerdì 9 gennaio hanno firmato una dichiarazione congiunta ribadendo un concetto semplice ma radicale: “Non vogliamo essere americani, non vogliamo essere danesi, vogliamo essere groenlandesi”. 

L’intento è chiaro: la condizione fondamentale per affrontare questo momento è restare uniti. La posta in gioco non riguarda soltanto la sicurezza militare o la gestione delle risorse, ma la possibilità di smettere di essere spettatori passivi di una storia imposta dall’esterno e diventare finalmente protagonisti. Con questo documento i leader groenlandesi sottolineano un punto centrale che troppo spesso viene trascurato dalle analisi geopolitiche provenienti dal resto del mondo: la Groenlandia non è una terra vuota e negoziabile, ma la casa di un popolo con una storia, una cultura e una forte volontà di autodeterminazione. La Groenlandia è un soggetto politico, non un vuoto spazio strategico. 

Nella dichiarazione si ricorda che la sovranità groenlandese si basa su una legittimità istituzionale fondata sul Self-Government Act (2009) e sul diritto internazionale, aggiungendo inoltre un passaggio cruciale: “Nessun altro Paese può essere coinvolto in questo processo. Dobbiamo decidere il futuro del nostro Paese da soli, senza pressioni per decisioni rapide, ritardi o interventi da parte di altri Paesi”.

Una presa di posizione netta, questa, che si oppone al registro dell’emergenza securitaria portata avanti da Trump, ma che non è rivolta solo agli Stati Uniti: è anche un segnale alla corona danese, accusata da più parti in Groenlandia di non permettere sufficiente libertà di manovra e di dialogo nell’ambito di politica estera. In base al Self-Government Act, infatti, la politica estera della Groenlandia rimane di competenza della corona danese, una caratteristica che per alcuni appare ormai anacronistica mentre la Groenlandia viene chiamata a rispondere direttamente a pressioni esterne. 

All’incontro con il segretario di Stato Marco Rubio e il Vicepresidente JD Vance previsto per oggi, la ministra per gli affari esteri groenlandese, Vivian Motzfeldt, sarà accompagnata da Lars Løkke Rasmussen, ministro degli Esteri danese. In vista di questo incontro, nel documento si annuncia la decisione di anticipare la seduta dell’Inatsisartut, il parlamento groenlandese, con l’intento di presentarsi pronti e con una strategia coesa. 

La politica groenlandese Vivian Motzfeldt all’Arctic Circle Assembly 2024 a Reykjavík

In uno scenario politico in cui gli Stati Uniti mettono al centro la proprietà di un territorio e la leva economica come strumento di acquisizione, una parte significativa della società groenlandese sembra chiedere un cambio di prospettiva, in cui in primo piano tornino il rispetto di un popolo e il diritto alla sua autodeterminazione.

Il timore di un vuoto di potere

“La Groenlandia non sarà di proprietà degli USA” ha detto il primo ministro Jens-Frederik Nielsen.

Non tutti i groenlandesi, però, hanno accolto con serenità il documento. Aqqaluk Lynge – politico groenlandese di lungo corso ed ex presidente dell’Inuit Circumpolar Council – ha espresso preoccupazione circa gli impatti internazionali di questa dichiarazione. Il rifiuto simultaneo dell’”essere americani” e dell’”essere danesi”, facilmente leggibile come segnale di un desiderio di maggiore distacco da Copenaghen, potrebbe infatti essere interpretato come l’emergere di un vuoto di potere in Artico che Washington potrebbe tentare di sfruttare a proprio vantaggio, ha avvertito Lynge.

A pochi giorni dalla dichiarazione congiunta, nella mattina del 12 gennaio, il primo ministro Jens-Frederik Nielsen è tornato sul tema precisando che la Groenlandia continua a riconoscersi all’interno del Regno di Danimarca (Rigsfællesskabet) e, pertanto, della NATO. Più che una smentita, questa precisazione sembra un tentativo di chiarirne la portata nel contesto diplomatico, aprendo alla possibilità di una maggiore autonomia politica, pur rimanendo all’interno dell’attuale quadro giuridico. Vedremo anche dall’incontro di oggi se questa soluzione sarà percorribile per placare le mire statunitensi sull’isola.

Enrico Gianoli

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Enrico Gianoli

Laureato in Filosofia e in Antropologia Culturale, ha svolto ricerca in Groenlandia, dove attualmente lavora come guida escursionistica. Nel 2024 ha preso parte alla spedizione Inuit Windsled. I suoi principali interessi riguardano le tematiche ambientali e i diritti delle popolazioni indigene, con un focus particolare sulla cultura inuit.

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