Groenlandia

La parola ai groenlandesi. Le lettere a Trump da Kalaallit Nunaat

In collaborazione con il quotidiano groenlandese Sermitsiaq, pubblichiamo una serie di lettere indirizzate a Donald Trump dai cittadini groenlandesi. Iniziamo con Pipaluk Kleemann, infermiera: “Potresti imparare molto dalla spiritualità inuit”.

Greenland is not for sale

La popolazione groenlandese mantiene una ferma opposizione alle mire espansionistiche di Donald Trump: è quanto evidenziato da un nuovo sondaggio pubblicato su The Copenhagen Post, secondo cui il 76 per cento degli intervistati si dice contrario a una possibile annessione, mentre solo l’8 per cento sembra vederne un possibile vantaggio. Sebbene ci siano leggere differenze regionali, il giudizio complessivo è piuttosto chiaro e, come sostiene Sune Steffen Hansen, che ha curato il sondaggio, “circa quattro groenlandesi su cinque dicono di no alla possibilità di entrare a fare parte degli Stati Uniti”. Inoltre, più della metà degli intervistati esprime preoccupazione rispetto a un coinvolgimento militare statunitense sull’isola. 

Eloquenti le proteste di qualche giorno fa a Copenhagen, contro le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia.

L’iniziativa del quotidiano Sermitsiaq

I numeri sembrano inequivocabili, così come le ormai numerose interviste che sulle televisioni di tutto il mondo hanno permesso al popolo Kalaallit di ribadire il concetto che “la Groenlandia non è in vendita”. Tuttavia, queste analisi mostrano un forte limite: raccontano che cosa viene rifiutato e non il perché di queste posizioni.

Per rispondere all’esigenza di andare più a fondo e di esporre un pensiero più articolato di quello concesso dai pochi secondi di un’intervista in mezzo alle strade innevate di Nuuk, il quotidiano groenlandese Sermitsiaq ha lanciato un’iniziativa particolare: invitare i cittadini e le cittadine groenlandesi a scrivere una lettera al presidente Donald Trump. Testimonianze e visioni personali che non pretendono di parlare a nome di un intero popolo, ma che raccontano le speranze e i diversi punti di vista di chi abita questa terra. Attraverso le riflessioni personali, queste lettere diventano innanzitutto un monito a ricordare che la Groenlandia non è una terra disabitata, ma è Kalaallit Nunaat, “la terra dei Kalaallit” – la casa di un popolo, ricca di storia e di cultura. 

Il villaggio di Kangaamiut in Groenlandia.

Con l’autorizzazione di Sermitsiaq, queste lettere verranno ripubblicate in una breve serie qui su Osservatorio Artico per aiutare a mettere in discussione il linguaggio di frontiera con cui troppo spesso questa terra viene raccontata. Ai numeri e alle analisi della geopolitica e dei sondaggi, queste lettere rispondono parlando di ontologie diverse, ovvero di modi di intendere la terra, la natura e la ricchezza ben diversi da quelli promossi dalla dirigenza nordamericana.

La vera ricchezza

La lettera che segue – la prima di questa serie – è scritta da Pipaluk Kleemann, infermiera groenlandese che attualmente si trova per lavoro a Malmö, in Svezia, ma che presto tornerà in Groenlandia. Pipaluk non si limita a dire di “no” alle pretese statunitensi, ma racconta la vera ricchezza della sua terra: non i giacimenti minerari o la sua posizione geografica, ma le relazioni. Non analizza le ragioni economico-strategiche per cui la Groenlandia potrebbe interessare agli Stati Uniti, ma denuncia i tratti culturali dell’individualismo e del materialismo occidentale che emergono nella retorica trumpiana e che si contrappongono alla spiritualità inuit fatta di ascolto ed equilibrio tra esseri umani e natura.

La vera ricchezza, per l’autrice della lettera, non è di natura economica ma relazionale e risiede nella capacità di coltivare quei legami con l’ambiente naturale e con la comunità umana che tanto sta mancando agli Stati Uniti di Trump e alla quale la società groenlandese non intende rinunciare.

Ma lasciamo la parola a Pipaluk Kleemann.

Caro presidente Trump,

Scrivo questo, anche se non c’è molto di affettuoso da dire su di te.

In questi giorni stai privando innumerevoli persone della loro libertà, del loro sonno, della loro tranquillità e della normalità fondamentale della loro vita quotidiana. 

Lo fai attraverso l’uso della forza, che da tempo ha superato i limiti della ragionevolezza.

Di recente hai preso il controllo del Venezuela e del suo leader, e ora da tempo parli del mio paese come se fosse una merce sistemata su uno scaffale in un supermercato.

È probabilmente la nostra natura ciò che ti affascina di più. Parli di geopolitica e della sicurezza del tuo paese, ma io so che, in fondo, desideri più di questo.

La tua avidità e il tuo ego hanno preso il sopravvento su tutto il tuo sistema. Mi rende sinceramente triste esserne testimone. Perché quando l’avidità esercita una presa così forte su una persona, diventa difficile cambiare la visione del mondo che essa ha costruito.

Potresti imparare molto dalla spiritualità inuit”

Vedi, potresti imparare molto dalla spiritualità inuit. Il popolo della Groenlandia ha fatto propri i valori e la comprensione della vita che la religione inuit racchiude. Abbiamo imparato che non possediamo la natura. La natura è la nostra maestra. Non si tratta di esseri umani contro la natura, come tu sembri credere. Non è qualcosa che si possa “annettere”. È qualcosa che va rispettato e con cui si deve vivere in equilibrio. Quando si mostra rispetto alla natura, essa restituisce il doppio.

Cacciamo con umiltà e armonia e prendiamo solo ciò di cui abbiamo bisogno per sopravvivere.
Rispettiamo e teniamo in considerazione tutto ciò che ha vita: la natura, il tempo atmosferico, il mare, gli animali e il cielo. Questo si chiama Inua.

Le imprese eroiche individuali non nascono in una tempesta di neve. La condivisione di cibo, competenze e cura non è negoziabile. La generosità è capitale sociale; l’accaparramento è un errore di sistema.

L’Artico è una terra che o crea equilibrio o distrugge il resto del mondo. È il centro del pianeta. Dipende esclusivamente da come viene trattato.

Noi in Groenlandia siamo pienamente consapevoli che probabilmente non capirai mai quanto sopra.

Proprio per questo siamo i più adatti a prenderci cura di questa terra e dei suoi vasti dintorni.

Così, anche se tenterai di “annettere” la Groenlandia, alla fine saranno solo tu stesso, i tuoi discendenti e la tua gente — quelli che sostieni di proteggere — a pagarne il prezzo.

Cordiali saluti,

Pipaluk Kleemann, Nuuk, Groenlandia

Pipaluk Kleeman. Foto: Sermitsiaq

Grazie a Sermitsiaq

Osservatorio Artico ringrazia Masaana Egede – direttore di Sermitsiaq – e la giornalista Birgitte Kjeldsen, ideatrice di questa iniziativa editoriale sul quotidiano groenlandese, per averne autorizzato la ripubblicazione sul nostro sito. 

Enrico Gianoli

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Enrico Gianoli

Laureato in Filosofia e in Antropologia Culturale, ha svolto ricerca in Groenlandia, dove attualmente lavora come guida escursionistica. Nel 2024 ha preso parte alla spedizione Inuit Windsled. I suoi principali interessi riguardano le tematiche ambientali e i diritti delle popolazioni indigene, con un focus particolare sulla cultura inuit.

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