Europa

Il sogno di una flotta rompighiaccio europea

Von der Leyen promette una flotta rompighiaccio europea. Dalle parole ai fatti: l’Unione deve sfruttare il know-how finlandese per colmare il divario con le “altre” potenze polari.

Davos, tutto sull’Artico

Dopo le dichiarazioni del presidente Trump, l’attenzione sull’Artico è più alta che mai. Talmente alta che, per la prima volta nell’era di Google, a gennaio di quest’anno il termine “Groenlandia” ha superato il termine “Ucraina” nelle ricerche degli utenti a livello mondiale.

E per la prima volta anche l’Unione Europea ha dichiarato, attraverso la voce della Presidente della Commissione Ursula von der Leyen, di doversi dotare di una flotta rompighiaccio. Un passo necessario per restare al passo con il mondo che cambia, ora che gli Stati Uniti d’America non sembrano più un alleato del tutto affidabile.

“Dovremmo utilizzare l’aumento della spesa per la difesa per dotare l’Europa di una capacità rompighiaccio e di altre attrezzature essenziali per la sicurezza dell’Artico.”

Ursula von der Leyen a Davos

È senza dubbio significativo che l’UE parli così apertamente di acquistare mezzi simili, indispensabili per chiunque intenda proporsi come Potenza artica. Ed è notevole che lo faccia come attore unico, per voce del suo più alto rappresentante, di fronte a una platea d’eccellenza come quella del World Economic Forum di Davos, dove quest’anno si sono pronunciate parole impensabili fino a poco tempo fa.

E l’Unione Europea è “fortunata”, perché la Finlandia, Stato membro, è uno dei Paesi più esperti al mondo nella costruzione di queste formidabili imbarcazioni. Tanto che gli stessi Stati Uniti si sono rivolti alle sue competenze per migliorare, quanto prima, la loro sgangherata flotta.

Cambio di paradigma

Fino a ieri, quindi, l’approccio europeo all’Artico era timido, focalizzato quasi esclusivamente sulla ricerca scientifica, il clima e la tutela delle popolazioni indigene. Oggi, l’ambizione sembra essere cambiata radicalmente: l’Unione Europea sembra proporsi di preoccuparsi per la prima volta di un dossier militare. Non guarda più al Grande Nord come a un qualcosa di distante, ma a tutti gli effetti come un luogo sul quale imporre la propria influenza.

La cooperazione industriale intra-europea è la chiave di volta che, ragionevolmente, porterebbe l’UE a sviluppare queste imbarcazioni direttamente in casa: navi europee, costruite da europei, per difendere interessi europei.

Trump e von der Leyen in un confronto a Davos nel 2020.

Naturalmente, nessuna Potenza agisce nel vuoto. Nel suo intervento, la Presidente von der Leyen ha citato esplicitamente la necessità di cooperazione con partner che condividono i nostri valori, menzionando attori chiave non-UE come il Regno Unito, il Canada, la Norvegia e l’Islanda.

Verba volant

Va detto chiaramente, a scanso di equivoci: tutta questa analisi e le speranze che ne derivano si basano al momento sul semplice studio di un discorso. Per quanto autorevole sia la fonte e prestigioso il palco, siamo nel campo delle intenzioni. Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare (il Mar glaciale artico, in questo caso) e la complessa macchina burocratica di Bruxelles dovrà dimostrare di saper trasformare queste dichiarazioni in stanziamenti di bilancio e, di conseguenza, in lamiere.

Per trasformare questa speranza in qualcosa di vero, serve però un ultimo tassello fondamentale: l’aggiornamento della politica artica dell’UE. La prima versione risale infatti al lontano 2008. L’ultimo aggiornamento del 2021, invece, è figlio di un mondo pre-invasione dell’Ucraina e pre-allargamento della NATO a nord.

La promessa di von der Leyen di rimettere mano alla strategia entro la fine dell’anno 2026 è quindi forse il segnale più concreto che qualcosa si muove. Serve però una nuova policy che metta nero su bianco le ambizioni di sicurezza dell’Unione, formalizzando che l’Artico non è più solo una questione ambientale, ma una priorità di difesa.

Tommaso Bontempi

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Tommaso Bontempi

Dottore in Relazioni Internazionali Comparate, laureato presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Sono appassionato di tutto ciò che riguarda l’Europa orientale, dalla storia alla cultura alle lingue. La mia vita si svolge tra l’Italia e la Russia.

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